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La festa del SS. Crocifisso "Patri di li Grazij"

 

Historia della Miraculosa Imagine del

SS.mo Crocifisso di Ciminna





 
 PROEMIO

        Si è compiaciuta Sua Divina Maestà nel presente anno 1651 in questa Terra1  di Ciminna, mostrare segni più evidenti della infinita Sua Misericordia con l'abondanza delle sue grazie, e Miracoli, operati in beneficio dè peccatori. E questo per mezzo la Veneranda Imagine del Santissimo Crocifisso,che si conserva nella Venerabile Chiesa, e Confraternita di San Giovanni Battista di essa Terra. Ond'io conoscendomi grandemente obligato,si per l'officio che tengo indegnamente2, come per altro per non essere ingrato ai beneficij ricevuti,e per dar materia agli altri di lodare la Divina Onnipotenza, ho raccolto brevemente quanto è passato, facendone quasi in schizzo la prima abbozzatura onde possino li Scrittori Divoti ridurre il tutto a miglior forma e con felice stile descrivere le meraviglie di Dio, nel cui Santo Nome dò principio, a maggior Gloria sua3.

PRIMO SEGNO

        Questa Veneranda Imagine, fatta di rilievo  in materia di segno alla misura di tre palmi e mezzo, rappresentante Cristo Crocifisso dimostra essere alquanto antica4. E nel tempo che si costumava in questa Terra (come pure sin hoggi dura la consuetudine in altre parti) portarsi tali Imagini nelle processioni Funerali, e obiti di defonti; di questa fra l'altre se ne servivano parimente a questo effetto.

        Avvenne che nell'anno 1623 morì di morte violenta, e repentina il miserando Bartolo Caiazza, colpito d'una scopettata in tempo di notte,fuori di sua casa,si dice, forse per causa, ch'egli dato n'havea contraria dell'honesto.

        Dovendosi dunque la mattina portare questo Cadavero alla sepoltura,e raccolto il Rev.do Clero, ed altri Religiosi alla casa del Defunto, fu portata questa S.ta Imagine nel solito come l'altre e dato principio ad inviarsi la Processione precedendo l'altre Imagini (che comunemente chiamavano con questo nome d'Isegni)5 affisse a loro croci alquanto lunghe.

          Il giovane ch'avea cura di portare questo SS.mo Crocifisso, lo trovò tanto pesante, che non fu possibile con tutto il suo sforzo poterlo sollevare da terra, o distaccarlo dal muro, dove poco prima l'haveva riposto.Passò in somma il Cadavero, et pure il giovane con quella Sua Imagine restò solo,ripieno di meraviglia provando più volte se poteva levarla. Non la potè giammai, se prima il defonto non fu arrivato alla Chiesa dove si seppelliva6. All'hora agevolmente potè levare il Crocifisso, e così lo, prese e riportallo nella propria Chiesa di San Giovanni, non senza ammirazione di lui e d'altri che seppero tal fatto.

          La causa di simile novità non tocca a me d'andarla investigando, secondo li giudicij di Dio occulti et investigabili le sue vie7  Basta ch'all'hora se ne parlò con meraviglia comune che destava nell'animi qualche timore di reverenza.


IMAGINE RIVERITA

             Da questo giorno in poi quasta Santa Imagine se ne stette sempre in detta Chiesa, e parse bene alli Fratelli che fosse portata più nell'Obiti Funerali8. Et havendo perciò acquistata più di reverenza,un certo Fratello d'essa Chiesa chiamato Zaccaria Santino, col parere degli altri abbreviò detta Croce, e ripose la Santa Imagine sopra l'altare di San Giovanni Evangelista, qual'era dentro una piccola Cappella di detta Chiesa nella parte del Vangelo, e quivi cominciò a tenerci accesa la lampa, e farci celebrare di quando in quando alcune Messe, con l'elemosina dei devoti.

De' quali maggiormente si mostravano affezionati quelli del vicinato, che davano calore ed animo a questo santo esercizio.Questo Zaccaria dall'affetto particolare che portava alla S.ta Imagine, riceveva di tempo in tempo alcune grazie, e tutte l'attribuiva al suo SS.mo Crocifisso, fra l'altre ni fu guarito d'una Rottura9, che molto lo travagliava, che perciò andava crescendo in lui il calore della divotione,pratticandola pure con l'opere,non curandosi nè di fatica, nè d'interesse.

             Nel mese poi d'ottobre dell'anno prossimo passato 1650 sentiva grandissimo impulso nell'interno, a rinovarci la croce antica, con apprensione che da quella stasse per cadere la Santa Imagine, et era tanta l'ansietà, che n'haveva, che mai si potè quietare, che prima non la facesse.Fatta che fu la Croce di meglio forma, volendo in quella conficcare la Santa Imagine del Crocifisso; ecco che questo in toccarlo ci cadè nel petto, tanto stava in pericolo di distaccarsi.Onde atterrito, con magior reverenza, lo accomodò nella croce nuova, e ripostala nel medesimo Altare, seguitò la sua divotione, e quella pure dei convicini, e da questi s'andò parimente dilatando nelli altri.


PRIMA FESTA

              Venne la festa solita dell'Inventione di S.Croce a 3 di Maggio dell'anno 1651, e desiderando il suddetto Fratello fare qualche dimostrazione d'affetto verso questa Veneranda Figura, e dall'altra parte non havendo per sua povertà neanco un quadrino10  da spendere, se ne stava ramaricato, e confuso e benchè l'aggiutassero alcuni vicini di qualche elemosina e specialmente di certa donna delle vicine chiamata Gratia Faucella, che al meglio che puotè, commodato ci aveva mediocremente d'un palio nuovo all'Altare, non però l'elemosina era bastevole a fare festa.Tanto più che ne anco potè trovar Sacerdoti per dire Messa quella mattina, obligati a celebrare per le feste che l'hora si facevano in altre Chiese.Questi, et altri impedimenti furono forse permessi da Dio, per giusti giudicij suoi per seguirne poi quell'effetti che si viddero appresso. Egli dunque giontamente con altro divoto,affezionato pure a questa S.ta Figura, chiamato Francesco Merlino, risolsero quietarsi per quello giorno e trasferire il tutto al Venerdì immediato seguente, 5 di detto mese di Maggio, e così fecero a punto.

 
PRIMO MIRACOLO

       A cinque di Maggio dell'anno 1651, giorno di venerdì, havendo li sudetti due devoti reccolta la elemosina di alcune Messe, e quanto bastava per comprare candele et oglio per le lampe, si diedero,con la previa licenza del Vicario11 ad invocare il popolo con le campane. E ecco che mentre si celebrava una Messa, vi fu certa donna chiamata Filippa Pappalevato, moglie di Pietro, che teneva un bambino in braccio chiamato Giovanni, travagliato d'una Rottura, che non lo faceva quietare dal pianto. La povera madre con viva fede, lo raccomanda al Santissimo Crocifisso. O Signore, diceva, concedetemi questa grazia di sanarlo per vostra misericordia. E ecco che alzando le voci l'addolorato bambino, se le ruppero quelle lenze che lo cingevano stretto, e si trovò guarito. Manifestò il miracolo la madre con vero giubilo, e lacrime, d'allegrezza lodando la Divina Misericordia e se ne andò consolata.

 

SECONDO MIRACOLO

           Seguitando a dirsi le Messe vi si trovò un figliolo chiamato Paulo Parisi, che stava inginocchiato a sentirle, vedeva che quel Zaccaria, Fratello, stava alquanto confuso per la scarsezza delle candele, e con quella semplicità che li dettava la divozione, li diceva: Sanatemi Santissimi Crocifisso, che hora ve ne vado a comprare un rotulo, et una torcia. Havea costui un certo bozzo cresciuto in parte secreta,che mostrava, a giudicio di chi l'haveva osservato, farsi specie d'ernia, quale ci dava impedimento nel camminare, e nel fare alcune  azioni forzate. In dire quelle parole, si sentì come una mano interna che afferrò quel tumore, e lo trasse alla via di sù, di manera tale, che subitamente disparve. S'alza in piedi il giovane, sentirsi allegerito, e comincia a camminare, dicendo con allegrezza: Son sano, son sano, et esce fuori ad attendere la parola raccontando a tutti la ricevuta grazia,correndo e facendo atti forzati12, per meglio assicurarsi del favore ricevuto da Dio.

 

GUARISCE ALCUNE ROTTURE

       A questi avvisi si commosse la Terra13 e cominciò ad empirsi la Chiesa di molta gente. E quante donne havevano bambini che pativano di Rottura,14 prendevano un tantino dell'oglio della lampa che ardeva innanzi la Santa Imagine, et ungendo la parte affetta, li posavano su li scalini dell'altare, pregando il SS.mo Crocifisso, li concedesse la grazia. Il pregare non era indarno, perchè quando questo, quando quello si trovava guarito, et allo spesso si rinnovavano le voci, che lodavano la Divina Misericordia. Si che in questo giorno furono guariti di Rottura, oltre del primo, liseguenti figliuoli: Rosario figlio di Matteo e Rosalia Dino, Matteo figlio di Geronimo e Vincenza Maurici, Francesco Bastardello dell'Hospitale, portato dalla nutrice Antonia D'India. Et anco alcune donne che di Rottura pure pativano, furono aggratiati come Agata Pitrolo, Catarina Turrigrossa, et altri ancora, che per degni rispetti non gustano essere nominati.

 
RENDE  LA VISTA AD UN CIECO

           Fra li primi, che detta matina concorsero a quella Chiesa, uno fu Giuseppe D'Accomando, cieco d'ambidui l'occhi. Costui per un morbo, che li discese dal capo15 quantunque nell'esterno non pareva ch'avesse difetto,l'impediva di si fatta manera la vista, che stette per sei anni continui allo scuro, in un angolo di casa, non potendo uscire, se non appoggiato ad un bastone, e con l'aggiunto di persone che lo conducevano a mano. Portava egli speciale devotione a questa S.Imagine e fu uno dei contribuenti di qualche puoca elemosina per le Messe delli 5 di Maggio. Quando appunto condottivi dalle sue genti, nell'entrare, vide primieramente la lampada accesa; e dopo la S.ta Imagine, con grandissima sua allegrezza, e caminando per la Chiesa, se li cade il bastone; e ripigliatolo due e tre volte comprese il mistero, che più non li faceva bisogno.  Che perciò lasciatolo per memoria e recuperata perfettamente la vista, si diede con affetto divoto a mettere in ordine le lampe, et a fari altri ministerij della Chiesa e finalmente ringraziato il SS.mo Crocifisso ritornò consolato a sua Casa.

 

SANA UNO STROPPIATO

              La sera del medesimo giorno Pietro di Michele s'era partito la mattina fuori la Terra per la sua povertà a cogliere alcune erbe per mangiare un pezzo di pane con la sua povera casa16. Andava costui più con la faccia che con li piedi appoggiato ad un bastone,per causa d'un ginocchio che da circa sette mesi teneva gonfio per un grave discenso.Rimedi ni fece molti,ma tutti in darno.Tornò la sera in casa, e seppe subito dalla moglie che il SS.mo Crocifisso di S.Giovanni facea miracoli. Si parte in quel punto col suo bastone, e con le lacrime agli occhi, sospinto da viva fede, trova la chiesa tutta piena di gente, si fa fare largo, per insino che arriva all'Altare. S'inginocchia con molto suo dolore, e prega l'Imagine Santa, dicemdo: Concedete la grazia Signore a questo povero stroppiato. Et ecco che si sente afferrare strettamente il ginocchio. Olà, disse, chi mi afferra? Nissuno dissero l'astanti.Sentesi allegerito, s'alza in piedi, lascia il bastone per memoria, e camina francamente da per tutto, lodando la Divina Misericordia.

 
 

GUARISCE UNA PERSONA DA SCRUFOLE

          Nel medesimo giorno Caterina Bruno, moglie d'Antonio havendo inteso che nella Chiesa di S.Giovanni si faceva festa in onore del SS.Crocifisso andò per impetrare la grazia al suo male. Havea patito costei di certe piaghe di scrufole che gli nascevano al collo. Et una particolare gli era restata così pertinace, che per tre anni continui molto acerbamente la travagliava. E fatti molti medicamenti indarno, era cresciuta nella parte destra verso l'orecchio a segno tale che recava compassione ed horrore a chi la vedeva. Fattale dunque fasciare con una lenza la matina andò per udire Messa in detta Chiesa, e stando genuflessa davanti la Veneranda Inagine, si sentì certo calore straordinario nella faccia e nella testa e se li sciolse la lenza da per se, e legatala ella  di novo col gruppo nella sommità del capo sotto del mento, poco dopo se li disciolse di nuovo. Attribuendo essere a caso per l'impedimento del manto la relegò ben bene la seconda volta. E pure nel ritorno che facea alla fonte dell'acqua benedetta, se li disciolse la terza volta. Che perciò ella ammirata, si levò il velo che tenea in testa e datolo per elemosina alla Chiesa, s'accomodò la lenza come meglio potè e se ne tornò alla casa. Dove facendola sciogliere da sua sorella per medicarsi al solito, con certo medicamento tanto tempo inutile ecco o meraviglie Divine! Gesù, dice la sorella, è sana la piaga, et in effetto si trovò chiusa l'apertura, cicatrizzata la piaga, passati li dolori, et essa donna perfettamente guarita. Altro non restando che un piccolissimo segno, per memoria del miracolo ricevuto. Ne stupirono molti, come testimoni di vista, e ne diedero gloria al SS.mo Crocifisso, che sia lodato per sempre.

 

SI CELEBRA FESTA SOLENNE

             Crescevano di giorno in giorno le grazie concedute dal Benigno Signore, e cresceva parimenti devozione grande nei popoli: Quali per non essere ingrati alli beneficij ricevuti furono di comune parere che si dovesse celebrare una festa solenne a gloria del SS.mo Crocifisso, e che se li facesse una solenne processione, conducendosi per la Terra.Il che per farsi con li debiti requisiti, si ottenne licenza dall'Ill.mo e Rev.mo Mons. Fra Don Martino di Leon e Cardenas, Arcivescovo di  Palermo, e suo Vicario Generale il Canonico Dott. Don Francesco Salerno. In virtù di lettere date in Palermo a dì...Maggio 1651, in quel giorno benvisto dal Vicario Foraneo. Quale deliberò17 doversi celebrare la domenica appunto, che furono li 14 d'esso mese di Maggio e così si fece.Celebrossi con quella pompa e fusto d'apparati che decentemente si conveniva. Il concorso dei polopo fu notabile non solo dei Cittadini, ma dei Forestieri ancora,che dalle vicine Terre venivano sospinti dalla fama della S.ta Imagine Miracolosa. Riuscì ogni cosa felicemente,ma quello che fece riempire tutti notabili meraviglie si fu la novità impensata delli successi che si viddero nella processione quali diremo appresso.

 

PROCESSIONE

             Apparecchiata decentemente la Santa Imagine sopra una bara, raccolte le Confraternita con le loro figure,tamburi, Confaloni e Insegne. Adunato pure il Rev.do Clero con tutti Religiosi di questi Conventi, cioè Domenicani, Francescani, Carmelitani Paulini e Cappuccini. Ad hora dopo Vespro, si diede principio ad inviarsi la processione per quelle strade,che parevano più decenti conforme s'era determinato dal Rev.do Vicario Sostituto: D.re Don Domenico Barone, stante l'assenza del Vicario Foraneo Don Santo Gigante che, per suoi negozi urgenti, si trovò allora in Palermo18. S'inviarono prima le Confraternita con loro figure e giocali19 soliti, secondo li Rev.di Religiosi dei suddetti Conventi, et terzo il Rev.do Clero dei Preti, cioè per quella parte di San Giacopo, con intenzione d'addrizzare per la Via di San Gerardo, quindi alla Magiore, doppo a San Sebastiano, calare a basso verso la Fontanella, passare per la Piazza, e tornare alla propria Chiesa di San Giovanni. E già le medesime strade stavano addobate di apparati, e le genti aspettavano con divotione et allegrezza, di veder passare la Santa Imagine. Quale nell'uscire a punto la porta della Chiesa portata su le spalle da poca genti, ecco, che fatto impeto e impulso straordinario ai portatori, seco li trasse, e prese la via, tutta al contrario di quella che s'era determinata. Prese dico la vanella, ch'è la prima nel piano di detta chiesa, dalla parte di sotto, che corrisponde verso il Folletto. Strada precipitosa, dove bisogna caminare molto attentamente a non cascare, e pure con pigliarsi anco per d'avante buona turma di donne, che sul principio d'essa strada, stavano inginocchioni, et con tirarsi appresso buona parte del popolo, non fu persona che s'avesse fatto minimo danno.

Parse questo principio tanto insolito et impensato, molto stravagante, e mosse l'animi di tutti a certo timore riverenziale, e attonite le genti non sapevano che si dire. Solamente sfogavano li cuori a gridare: Misericordia ! Arrivato il SS.mo Crocifisso nel fine di detta strada ecco che si vidde votar venella, et andò a fermarsi nella strada che corrisponde alla Croce(questa Croce sta perpetuamente affissa sopra un'altare di maramma20 per divotione e tutela della terra). E quivi dimorò immobile, senza potersi distaccare, puoco meno d'un quarto d'ora. Onde con questa sua ritardanza fè che molti si rimembrassero del primo Segno, ch'egli mostrò anni a dietro a quel medesimo loco a punto della casa di quel Bartolo Caiazza, miseramente ucciso; il cui cadavere, par che non havesse voluto associare, conforme al primo capo si disse et in bocca delli più vecchi altro non si udiva : Qui fu, qui fu, dove tanti anni sono non si volse partire per accompagnare il morto. E con tal rimembranza, s'accresceva la meraviglia, e parimente la riverenza. Quindi si parte da questo loco e prende le strada di D. Antonio Faucella, per insino che venne alla strada grande in frontespizio della Madonna della Raccomandata. Qui nella cantonera vicino alla casa, dove sta Giuseppe Rirenda che si trovava a letto con certo discenzo alla gamba, uscì fuori potendo caminare come in fatti caminò facilmente buono pezzo di strada,ma per la calca della gente si bisognò ritirare. Che perciò la sua moglie ci presentò all'ora certa tovaglia lavorata di qualche prezzo. Benchè poi per giusti giudici Divini non seguì la miglioranza, forse perchè tale infermità corporale sia stata più giovevole per la salute spirituale di qull'infermo.

Hor sichè in questa strada Maggiore come capace di popolo si vidde raccolta tutta la Terra di Ciminna intiera. Le Confraternita e genti, che portavano le Figure, et havevano preso per quelle strade designate come sopra, riposte in salvo le figure, non si potevano contenere, che non corressero a vedere simili novità di stupori. Era uno spettacolo di compassione il vedere, li volti sbigottiti della gente, gli occhi di tutti che facevano fiumi di lagrime, li battimenti di petto, li replicati gridi, che riempivano l'aria di Misericordia ! l'atti di pentimento della vita passata, li buoni proponimenti d'emendar la futura, et in somma dal primo all'ultimo, huomini e donne, grandi e piccoli, non fu persona che non havesse migliorato nell'anima a gloria del Signore.

Gionto che si fu nel fine di questa strada, cioè nella cantonera chiamata di San Christofalo si poggiò forzatamente la strada lunga, che salisce verso la Chiesa di San Sebastiano. Et arrivati poco più sopra della Chiesa Madonna del Carmine ecco uscire di casa una donna(questa...............la moglie di Rocco Castelluzzo)quale teneva su le braccia un suo bambino cinto solamente di una lenza, per una Rottura che l'affligeva et offerendolo al Santissimo Crocifisso, come a medico celeste, li diceva: Signore già che vi siete degnato passare per dinanzi la mia casa, lasciatemi consolata, concedete la grazia a questo mio figliolino. Piange all'ora il figliuolo, rompersi quella cinta, e sanarsi la Rottura l'osserva ben bene la madre e trovatolo già guarito con allegrezza lo dimostrava pubblicamente a tutti, altro non si vedendo che un tantino di rossura nel loco affetto, in evidente segno della grazia ricevuta. Che perciò lodando tutti l'infinita Misericordia, ringraziavano il sommo Dio, et ella in segno della gratitudine gli presentò un anello che prontamente si trovò nelle mani.

            S'era già trascorso poco sopra della casa di Don Domenico Traina eccolo ritirarsi indietro, e voltar la strada in cantonera d'essa casa, e poco appresso torcere la vanella verso giù dalla parte di dietro di detta casa, urtando anco in un legno di certa pergola,ch'era nella vanella, ma senza danno e fermatosi un poco,ritorna per la medesima vanella, e fermasi innanzi la porta di M.o Antonio Scorsone. La moglie di costui detta .........  havea detto il giorno innanzi queste simili parole: Dicono che lo S.to Crocifisso di Prizzi quando alcuno ci promette alcuna cosa, ci passa, per davanti la porta, io ci voglio promettere un anello forse passerà per d'avanti la porta mia.

            Mentre dunque la S.ta Imagine si trova qui, ella si ricorda della promessa fattali, e subito piglia l'anello e donalo in presente segno del favore ricevuto e manifesta a tutti il mistero sopra cennato.fatto ciò si riduce di nuovo alla strada dritta rispondente a S.Sebastiano;e quando si credeva d'haversi fatto gran parte del camino vedesi di bel nuovo tornare in dietro,seco tirandosi tutto il popolo verso giù per insino che arrivò alla cantonera di S.Cristofalo donde prima si era poggiato.

            Hor qui si può dire che si viddero confusi l'animi di tutti e specialmente li Rev. Preti, e Religiosi, non sapendosi che si fare,e per levare l'occasione della causa che era in mente d'alcuni, quali attribuivano quella novità di traviarsi le strade, alla calca dei popoli e anco dubitandosi d'alcun'altri, che la Maestà di quel Signore, forse non voleva esser portato da gente secolare, il R.do Arciprete Dr. Don Francesco Pisano con le lacrime a gli occhi, esortò li sacerdoti, che si degnassero portare loro la santa Imagine. Anzi per mostrare con segni esteriori l'interna devozione consigliò che si levassero le cotte acciò con tale mortificazione di restare in abito nero dassero buono esempio al popolo e magior gusto al Signore.

            Prontissimi si resero tutti a queste parole, et egli il primo si levò la cotta e lìaltri insieme. Azione divota che commosse l'animi a rinnovare le lacrime. Et così fatti arrassare tutti del popolo secolare, alcuni dei Sacerdoti, Religiosi, e Cappuccini con occhi piangenti et affetto divoto, sottoposero le spalle al peso venerando e Santo. E salmeggiando divotamente cominciaro a salire di nuovo il camino dritto di quella strada.

               Alli sudori e stenti mostravano apertamente quanto fosse pesante e grave il peso ch'havevano sù le spalle, quantunque di ragione non fosse tale. Si giunse a questo modo per insino a S.Sebastiano e quindi si prese la via verso il Castello, e doppo si ridussero dentro la chiesa Matrice.

Dove la santa Figura fu riposta innanzi l'Altare Maggiore, per darsi alquanto di respiro alle fatiche del corpo, e giuntamente alle confusioni dell'animo.  

            Ecco che entrato qui tutto il popolo d'una Terra intiera, si che mai si vidde la Chiesa maggiore così ripiena; s'odono li strepiti, e le grida di molte persone, vessate da maligni spiriti, che tremando, e distorcendosi in mille guise, con le voci terribili rappresentavano un spettacolo compassionevole di spavento. All'hora il R.do Arciprete mosso a compassione di quelle povere creature, cominciò a far l'officio d'esorcista. Ma che presaghi, cred'io, li spiriti maligni de suoi maggiori tormenti, non potendo tolerare la potenza delle Divine parole,e la presenza dell'Onnipotente Dio, per levarsi d'impaccio mossero l'animi d'alcuni,a sospettare di quella dimora che si facea nella Maggiore. E chi sa,disse uno, e li Preti ni daranno più lo S.to Crocifisso? Può essere, disse l'altro, che se lo vogliono tenere. E che ci faremo poi? disse lo terzo. E così di mano in mano, passando queste simile parole, entrano l'animi dei sospetti e dai sospetti si proruppero ad un'istante da tutti, quelle parole: Fora, fora. Andiamo ch'è tardo, andiamo! E fu tale quel grido comune che fu di bisogno incontinente partirsi dalla Matrice, con la S.ta Imagine, per portarla subito alla sua Chiesa. Si discese dunque per S. Francesco.

            E qui trovandosi una povera donna di molt'anni vessata da maligni spiriti(questa fu Caterina di Dato, relicta dello quondam21 Andrea), subito che si vidde all'aspetto venerando di quella miracolosa figura, cominciò tutta a tremare e non potendo l'Infernali Nemici più trattenersi, da subito se n'uscirono, lasciando quella creatura libera e sana a gloria del Signore. E finalmente passandosi per la Piazza, s'arrivò a S.Giovanni e riposta la S.ta Imagine dentro la chiesa, richiesta la sua benedizione e licenza con lodare la Divina Misericordia se ne tornò il popolo consolato, e ammirato insieme delle insolite meraviglie22.

 
 

SI RICEVE LA PIOGGIA DESIDERATA

              Fra l'altre grazie, che si può attribuire haversi ricevuto da Dio, per reverenza maggiore di questa Santa Figura fù l'haversi ottenuto la pioggia, quando desiderata da molti mesi oltre tanto necessaria per li seminati del cui pericolo se ne stava per tutto con gran timore. Anzi che a questo fine s'affrettò maggiormente di farsi detta festa. Ma quello che fu osservato d'ammirazione si fu che nell'uscire che fece la Santa Imagine in processione,in tempo sereno, cominciò a cascare un puoco di pioggia, e poi cessò. E parve che quel Signore che tiene le chiavi del Cielo e del tempo trattenuta l'havesse, per non s'impedire la processione quel giorno. Ma poi la notte immediata con altri giorni seguenti mandò copiosa e congruente la pioggia desiderata con allegrezza universale. Che perciò si rendevano mille gratie a questo SS.Crocifisso, datore liberalissimo d'ogni bene.

 

GUARISCE ALCUNE FRATTURE D'OSSA

           Nel medesimo giorno che si conduceva la S.ta Immagine permise Dio che succedesse una disgrazia tale che da essa ni dovesse poi risultare magior gloria sua.Correvano tutti all'hora le genti a riverire di presenza il Santissimo Crocifisso, nella strada, dove passava.Fra l'altre fu una donna chiamata San Gerardo - Matrice Via San Sebastiano - Fontalella - Piazza - Chiesa di San Giovanni. L'itinerario improvvisato dagli eventi: Chiesa di S.Giovanni - Vanella verso la Fontanella - cappelletta di S.Croce - Chiesa Raccomandata - Cantonera di San  Cristofaro (presso l'attuale Monumento ai Caduti) Salita San Sebastiano fino al Carmine - Vanella sopra il Carmine - ritorna indietro fino Cantonera San Cristofaro -(Sacerdoti e religiosi sostituiscono gli uomini portanti la bara)Salita San Sebastiano -Castello - Matrice -via verso S.Francesco d'Ass. Piazza - Chiesa di San Giovanni.

Margarita Ciaccio, relicta del quondam,23 quale volendo ire all'incontro a quella Santa Figura, essendo in via, se gli attraversò nei piedi non so se sia stato Porco o demonio convertito in tale animale immondo, perchè fu tale e tanta la caduta, ch'ella fece disgraziata, che dando la spalla se li ruppe con tutto il braccio in molte parti. Tramortì la meschina con eccessivo dolore, fu portata in casa e da persone perite furono commodate, al meglio che si potè, le fratture dell'ossa con estremi dolori della povera paziente.

Alle medicature naturali vi s'aggiunse pure la Soprannaturale, cioè l'unzione col benedetto oglio della Lampa, ch'avanti la S.ta Imagine riluceva.Caso notabile, in meno di tre giorni, la medesima Donna venne in Chiesa a rendere Grazie al SS.mo Crocifisso del miracolo ricevuto, facendo francemente, senza impedimento tutti li moti naturali, come se mai havesse havuto nocumento alcuno. Non senza ammirazione dei medici, come il Dr.Luca Monastero, e di persone perite, come Filippa Pecorella, che di ragion naturale giudicavano, che la cura dovesse durare almeno per molti giorni.

 
 

SI RAPPRESENTA CON OCCHI APERTI

            Questa meraviglia, ch'io sto per decrivere mentre passava per le bocche di persone volgari, sempre la stimai per semplice apprensione. Che la potenza visiva mirando fissamente il quel Santissimo Volto, venisse naturalmente ad esser allucinata. Ma mentre adesso viene autorizzata da persone autorevoli, e degne di fede, che sono stati fatti degni di vedere apetamente questa verità; la scrivo per tale quale sa Dio, che sia. Il primo che palesò pubblicamente tal fatto fu Francesco Merlino, uno di quei devoti che furono causa della prima festa delli 5 di Maggio.

            Egli afferma con giuramento che stando quella mattina commodando la cappelletta e l'Altare per poi dirsi le Messe, e nettando dalla polvere la Santa Imagine, vidde apertamente che quella Veneranda Figura, fatta naturalmente con occhi serrati, facendo moto su le ciglia, se li mostrò con occhi aperti. E fu di tal spavento  questa improvvisa vista, ch'egli saltò subito dall'Altare, e corse alla porta della chiesa gridando e chiamando genti a vedere quello stupore,come infatti molti ne vennero e l'osservarono.    

        Tutto l'istesso conferma pure con giuramento l'altro suo compagno di detto giorno, chiamato Zaccaria quale anco aggiunge havere osservato più tempi innanzi, e si doleva che raccontandolo, non gli era prestata quella fede che si dovea. Delle persone di magior credito il primo fu il Padre Frà Franc.o d'Orso, dell'Ordine dei Minimi, quale adorandosi alla S.ta Imagine vidde chiaramente, che quella si mostrò far moto nell'occhi, e l'aperse in modo, che se ne scoprì le pupille con tutto il bianco, meraviglia molto notabile, poichè quelli naturalmente furono fatte dal Pittore con una semplice linea ben piccola che li rappresenta come da morto. Che però quel Padre gridando Misericordia, si sentì ferire il cuore d'intera compunzione tale e tanto che cominciò a battere se stesso con pugni nella faccia, e con la disciplina nelle spalle, chiedendo con abbondanza di lacrime, il perdono dei suoi peccati. Et essendo all'hora la Chiesa piena, dal buon esempio di lui, si commossero tutti ad amaro pianto. Tutto l'istesso seguirono ad osservare di quando in quando altre persone, fatte già meritevoli di tal favore,non senza frutto dell'anime loro. Tali sono stati l'Infrascritti Sacerdoti che vagliano per testimoni: Il Dottor Don Francesco d'Urso, Dottor Don Domenico Barone, Don Geronimo Bonanno, Don Antonio cannizzaro, Don Onofrio Cannizzaro, Don Francesco Ciringione, Don Giovanni di Sivestro, D.Vincenzo di Silvestro, Don Carlo La Cava, Don DomenicoTraina. Di religiosi; il Padre Maestro Fra Vincenzo li Vaccari dei Minori Conventuali, il P. Fra Salvatore La Vignera. Di Gentilhomini sono stati: Not. Franc.o La Vignera, Not.Ant.no Polizzi, Not.Franc.o Polizzi, Not. Carlo Maiorana, Donato Cipolla, Giuseppe Trabona Antonio La Cava. Di gente ordinaria sono stati la maggior parte dè fratelli e altri senza numero, ed altri, poi, tanto Religiosi, quanto Secolari pure di considerazione e d'altre persone comuni sono state e sono di tanto numero,che a notarle sarei troppo lungo. Bastino queste per sodisfazione del Devoto Lettore. Quale prego a cavarne quel frutto che c'ispira Dio a maggior gloria dell'istesso.

 

       Per tutto quanto di miracoloso viene narrato dal sacerdote Don Santo Gigante in questa "Historia", il redattore si rimette al giudizio della Santa Chiesa Cattolica Romana, non intendendo dare ai fatti esposti dall'Autore altro valore e altra autorità di quello che meritano le notizie storiche umane.

 

Nihil obstat quominus imprimatur
Panormi, die 15 Septembris 1950
Sac. GASPAR  AJELLO Rev. Eccl.
Imprimatur

Panormi, die 26 Septembris  1950

E. CARD. RUFFINI Archieps

 
[1] Oltre Don Paolo Amato, architetto per 42 anni del Senato di Palermo, segnaliamo altri Ciminnesi distinti, in seguito, nelle arti figurative. Essi sono: Melchiorre di Bella, pittore ed incisore del sec.XVIII, allievo di Vito D'Anna,(di lui sono in Ciminna i dipinti nella chiese di San Domenico:La Circoncisione(1767);di San Francesco:Sant'Antonio(1773):del Carmine:La Trinità(1785);Pasquale Sarullo(1828 -1893),pittore sacro e ritrattista di merito. Anche di lui si conservano due affreschi nella Chiesa di san Francesco e diversi ritratti nelle famiglie:Calcagno, Caeti, Piraino, Saso e nella sacrestia della Matrice. Dipinti di argomento religioso si trovano a Caccamo, Assisi ad in altre città d'Italia e dell'Estero, eseguiti in seguito a commissione del proprio Ordine, quello dei PP.Conventuali. La Chiesa di San Francesco di Palermo era stata in gran parte decorata da suoi affreschi che, poi(nel 1943)sono andati distrutti dai bombardamenti della recente guerra.

[2] Al Commissario Prefettizio ci permettiamo segnalare l'attuale toponomastica di Ciminna alquanto in abbandono. Essa va accuratamente riveduta da una Commissione appositamente eletta che tenga in gusto conto non solo i valori nazionali; ma anche, e soprattutto, quelli del proprio paese, i più significativi. A riguardo di Don Santo Gigante, poichè la sua abitazione da lui stesso è indicata nella località tra la Chiesa di San Giuseppe e quella di San Francesco d'Assisi, si può assegnare la Via attualmente detta Salita di san Francesco fino alla Casa Fiumefreddo.

 1 Terra...si dava questa denominazione ad un agglomerato urbano di una certa importanza.Casale era inferiore,infatti nel periodo medievale Ciminna fu un Casale.Città era detto un agglomerato più esteso e più importante.

2 L'Ufficio tenuto da Don Santo era quello di vicario foraneo di Ciminna,carica ecclesiastica molto importante.

3 E' lodevole la sennatezza dimostrata da Don Santo nel giudicare atti religiosi,che comunemente vengono con leggerezza svuotati di ogni importanza,o esaltati senza discernimento.

4 Alquanto antica...Se nel sec.XVII il Crocifisso dalla Chiesa di San Giovanni appariva a Don Santo di fattura alquanto antica, vuol dire che contava già degli anni, almeno un secolo di vita. Infatti ancor oggi esso ci appare stilisticamente opera del sec.XVI.

5 D'Isegni....o come dire meglio in seguito lo stesso scrittore: Insegne, sono le Croci processionali, i gonfaloni e gli stendardi portanti dipinte o scolpite le immagini religiose di ogni confraternita.

6 Dove si seppelliva....Fino a quasi tutto il sec.XVIII la tumulazione del cadavere del defunto veniva fatta nelle Chiese, dove le famiglie più abbienti compravano l'jus patronatum delle Cappelle e le Confraternite quello delle sepolture collettive. In seguito alle nuove disposiziuoni napoleoniche per maggiore osservanza dell'igiene si iniziò a seppellire nei Cimiteri o Camposanti. Consietudine che dura ancora ai nostri giorni.

7 La causa di simili novità...Come abbiamo fatto notare avanti, Don Santo è molto prudente nel giudicare gli avvenimenti di carattere religioso, anche se non sa darne adeguata spiegazione conglude: Li giudici di Dio sono occulti ed investigabili le sue vie!

8 Dopo il fatto prodigioso del 1623, i Confratelli non usarono più, come Croce processionale, del Crocifisso della Chiesa di San Giovanni che collocarono sull'altare per magior senso di sacro rispetto.

9 Rottura...L'Autore adopera, secondo l'uso del tempo ancor vivo tra il popolo, la voce: Rottura, per indicare l'ernia inguinale.

10 Un quadrino...o meglio:quattrino, per indicare soldi, denaro.

11 Previa licenza del Vicario...Don Santo,per modestia, pur non dichiarando che era proprio lui il vicario, fa notare che nulla si faceva senza previ accordo con l'Autorità religiosa del luogo.

12 Atti forzati...Cioè, colui che aveva ottenuto la guarigione dava prova con certa ostentazione che egli già nel pieno esercizio delle funzioni fisiche.

13 La terra...Cioè la terra di Ciminna. Riscontrare la nota N.1.

14 Rottura...Riscontrare la nota N.9

15 ...Per un morbo che li discese dal Capo...Non deve far meraviglia il modo d'esprimersi dello scrittore. Egli è un uomo del suo tempo. Ed in quel secolo la medicina non aveva fatto grandi progressi nella comprensione dei complessi sviluppi delle malattie

16 Con la sua povera casa...Cioè con la sua famiglia.

17 ...il quale deliberò...Egli fa notare che fu lui,  quale vicario foraneo, che deliberò e deteerminò la data della processione, accordata dall'Arcivescovo di Palermo. Don Santo è sempre al centro degli avvenimenti. Egli tutto scruta e guida  autorevolmente e saggiamente. Non fa nome della sua persona per pudore di apparire immodesto, ma non tralascia di segnalare l'ufficio da lui tenuto.

18 Per urgenti bisogni...L'Autore fa notare la sua assenza, cioè:in una processione tanto importante, perchè egli si era recato a Palermo per urgenti bisogni, probabilmente familiari,come appare anche dal suo Diario.

19 Figure e giocali...Figure sono immagini sacre delle confraternite, dipinte o in plastica.Giogali sono oggetti prezioni in argento quali: Croci processionali, bastoni reggenti emblemi, placche con l'immagine del Santo della confraternita ecc.

20 ...di Maramma...vuol dire:altare in muratura.Maramma, voce derivato dall'arabo, significa:fabbrica, muratura.

21 Quondam(relicta dal) vuol dire vedova del fu....

22 L'itineraio della prima processione, stabilito di comune accordo con l'Autorità religiosa, era seguente - Ch. S.Iacopo - Via San Gerardo - Matrice Via San Sebastiano - Fontalella - Piazza - Chiesa di San Giovanni.   L'itinerario improvvisato dagli eventi: Chiesa di S.Giovanni - Vanella verso la Fontanella - cappelletta di S.Croce - Chiesa Raccomandata - Cantonera di San Cristofaro(presso l'attuale Monumento ai Caduti) Salita San Sebastiano fino al Carmine - Vanella sopra il Carmine - ritorna indietro fino Cantonera San Cristofaro -(Sacerdoti e religiosi sostituiscono gli uomini portanti la bara)Salita San Sebastiano - Castello - Matrice -via verso S.Francesco d'Ass. Piazza - Chiesa di San Giovanni.

23 Quondam (relicta dal)  vuol dire vedova del fu ecc.

 
 















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