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A FURRIATA R'I TORCI
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La festa del SS. Crocifisso "Patri di li Grazij"

 

Cenni Storici





L'origine della festa - come riporta il Graziano in "Ciminna - Memorie e documenti" nel 1911 - rimonta ad una tradizione del secolo XVII ... (v. Don Santo Gigante: "Historia della Miraculosa Imagine del SS.mo Crocifisso di Ciminna" - Manoscritto del XVII sec., documento storico degli avvenimenti miracolosi che segnarono l'inizio del particolare culto che da quasi quattrocento anni caratterizza la religiosità del nostro popolo) e la pompa, colla quale fu celebrata la prima volta nel 1651, non è venuta meno fino ad oggi;

anzi quanto la sacra immagine si mostrò benigna con grazie spirituali e temporali al popolo, tanto questo si cooperò all'esaltazione di essa.

 

E' doveroso riportare testualmente  la descrizione del Graziano, del 1911, che ben presenta ... l'indole e lo spirito religioso del popolo che si manifesta principalmente con le feste, le tradizioni e le costumanze sacre.... e che meglio raffigura, oggi, agli occhi dei più giovani, i sentimenti e le tradizioni del passato, sperando possano essere di mònito per una sana e degna conservazione dei valori e delle tradizioni dei nostri padri.

 

Nella descrizione della .....festa più solenne .....continua ancora il Graziano scrivendo:

- Ai tempi nostri (1911) la festa è ancora la più importante del paese e ad essa interviene la rappresentanza municipale in tutte le funzioni. L'apparato in chiesa si fa con grande magnificenza sempre vario con nuove invenzioni ed idee, e nei tempi che questa arte non era giunta al grado di oggi, esso si faceva con rabeschi, fiori e specchi, che si facevano venire da Palermo colla persona che doveva collocarli.

 

L'orchestra è sempre sceltissima e anticamente era composta di musici paesani e forestieri, che erano chiamati apposta da Palermo a da altre città. Da alcuni anni in qua si è introdotta l'usanza di far venire un oratore rinomato per un ottavario di prediche, alle quali accorre numeroso il popolo.

Le strade sono animate per due giorni dal suono della banda musicale, dai tamburi e dal piffero e dai rimbombi dei mortaretti; nè mancano mai corse dei bèrberi, i fuochi artificiali, la fiera degli animali ed altre pompe per rendere solenne il trionfo di quel giorno.

 

Ma le maggiori attrattive della festa sono ogni anno la processione così detta delle Torce e quella della sacra immagine.

La processione delle torce si fa con molte cavalcature elegantemente bardate e montate dai loro padroni, che portano grossi ceri adorni di nastri variopinti o di fiori artificiali e seguiti dalla banda musicale, che fino a poco tempo addietro procedeva pure a cavallo, e da alcuni animali carichi del frumento dato in elemosina alla chiesa.

 

La processione della sacra immagine procede in modo più solenne. Presa devotamente dalla tribuna maggiore, ove si trova, e messa sulla croce d'argento con tutti gli emblemi che l'adornano, essa viene collocata sopra una bellissima vara, preparata in mezzo alla chiesa. Così disposta la sacra immagine, comincia ad avviarsi la processione. Viene prima un gonfalone con quattro tamburi; indi seguono su due file moltissimi individui d'ogni età e condizione, dei quali alcuni a piedi scalzi, con grossi ceri accesi; vengono dopo tutte le confraternite colle loro statue; poi viene il clero e infine la sacra immagine portata da ottanta individui in camicia e mutande bianche con una fascia rossa alla cintura e a piedi scalzi, e seguita dalla rappresentanza municipale e dalla banda musicale.

 

Un popolo immenso e serrato di uomini e donne chiude la processione, alla quale è tanto affezionato, che nel 1870, essendo proibite tutte le processioni religiose, esclusa quella del santo protettore, il consiglio comunale, nella seduta del 21 aprile, dichiarò il SS. Crocifisso patrono di Ciminna.

 

Alcune volte nei siti, ove è solita fermarsi la detta immagine, è stato eseguito un inno di voci a coro con accompagnamento d'orchestra chiamato volgarmente "frottola" e nel 1899 fu recitata un'ode, all'uscita e al ritorni in chiesa, da un ragazzino vestito da angelo. Anticamente vi erano altre pompe che rendevano più solenne la festa e che ora non si fanno più.

 

La cosa più degna di ammirazione, e nello stesso tempo più commovente, era la processione fatta da alcuni ceti di persone, particolarmente contadini, che andavano con ordine e con strepitosi tripudi a presentare al SS. Crocifisso i doni offerti nel corso dell'anno, come capretti, agnelli, piccioni, galline, lana, cacio, denaro, torce ed altro. La detta processione durò sino alla metà del secolo scorso (XIX sec.)  finchè poco a poco si trasformò in quella delle torce.

 

Nel teatro, allora esistente nel quartiere della Fontanella, si facevano ogni anno rappresentazioni sacre per dilettare il popolo, che vi accorreva numeroso. La chiesa pagava i comici, che rappresentavano, e faceva gli acconci del teatro, ed i proventi andavano forse in vantaggio di essa. Queste rappresentazioni furono abolite quando cessò d'esistere il detto teatro, cioè nei primi tempi del secolo scorso (XIX sec.).

 

Per far risaltare agli occhi grossolani del popolo i sacrosanti misteri della croce e del Crocifisso, si facevano spesso le cosiddette processioni reali, dette anche maestranze, che consistevano in questo. Si sceglieva un fatto sacro, per lo più allusivo alla festa e si rappresentava con personaggi reali, che si vestivano in modo bizzarro secondo il loro significato, espresso da un motto analogo, e procedevano ordinati in mezzo a festosi concerti. Sono note quelle degli anni 1762, 1765, 1790 e particolarmente quelle degli anni 1796 e 1797.

................ Ma la processione che superò tutte le precedenti e fu l'ultima in ordine di tempo, si fece nel 1797. Essa fu una rappresentazione figurata dei principali misteri dell'Apocalisse di San Giovanni disposta in molti gruppi artistici con parecchie centinaia di personaggi. Il disegno fu fatto dal nostro concittadino Baccelliere Vincenzo Brancato, monaco domenicano, che ne scrisse anche la relazione tuttora inedita. Egli venne apposta da Palermo, ove allora trovasi di residenza, per assistere all'esecuzione della sua opera, per la quale si prese in affitto dai paesi vicini una gran parte di vestiario e si adibirono alcuni pittori da Corleone, insieme col nostro concittadino D. Vincenzo Di Bella. La spesa erogata dalla chiesa in quella occasione fu di onze 37 e tarì 18.
















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